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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e papere storiche. Dal 1980 ad oggi.

Sixto Raimundo Peralta Salso
Comodoro Rivadavia (Argentina)
16/04/1979
Centrocampista
Mezzapunta
Inter,
Torino
METEORE
Un giramondo argentino subito privato del suo mentore
Nel Luglio 2000 l’Inter di Lippi pesca in Argentina acquistando questo centrocampista di belle speranze con l’Italia nel destino, visto che deve il secondo nome (Raimundo) e il soprannome (“Mumo”) all’omonimo Orsi (1901-1986), oriundo argentino, in Italia con la Juventus, che vinse un Mondiale con la Nazionale italiana nel 1934 (nell’edizione della Coppa Rimet disputata in Italia), un calciatore che piaceva molto al nonno materno, originario di Bussate (Milano). Sixto si mise in mostra soprattutto in due annate del Torneo Under 20 sudamericano: le Edizioni 1997 e 1999, entrambe vinte dalla sua Argentina; ma ancor più spazio ottenne nel Mondiale di categoria del 1999, disputato in Nigeria, che vide però l’Argentina fermarsi agli ottavi (il titolo fu poi vinto dalla Spagna). Peralta arriva a Milano dal Racing Club appena ventunenne per 9 miliardi di Lire - pare su indicazione di Lippi - e ottiene una mezz’ora nella finale di Supercoppa Italiana subentrando a Jugovic (giusto il tempo di veder perdere i compagni contro la Lazio), oltre a una comparsata in Coppa Italia contro il Lecce e un’apparizione nell’improba sfida con il Ruch Chorzow in Coppa Uefa (subentrato nel secondo tempo al posto di un’altra ben più deludente meteora come Vampeta), per un totale di 3 presenze complessive, senza mai esordire in Serie A.
Alla prima di campionato, infatti, l’Inter cade sul campo della Reggina, risultato che fa esplodere Lippi in una conferenza stampa passata alla storia (quella dei calci in culo ai giocatori). Moratti lo esonera subito e, con lui, cadono le speranze di Peralta di avere un posto stabile in squadra. L’approdo in panchina di Marco Tardelli è esplicativo: l’argentino, infatti, non disputa nemmeno un minuto nei mesi successivi. Al calciomercato di Gennaio 2001 è sicuro partente: sembrava destinato al Lecce in prestito, invece, emotivamente e fisicamente imbarazzato al cospetto di mostri sacri quali Dalmat, Robbiati e Farinos, va al Torino in Serie B, che aveva iniziato il torneo con Gigi Simoni in panchina, ma che si vide costretto a sostituirlo in quanto la squadra faticava ad ingranare. Con Camolese il Toro cambierà marcia e otterrà la promozione, ma anche lì Peralta non trova spazio: per lui solo 4 scampoli di partita e una rete al Cosenza a fine campionato. Per gli amanti delle statistiche, è la Giornata numero 37, penultima del campionato: segnò al minuto 77 di un Torino-Cosenza 2-1, con i granata già promossi da una settimana. Altro prestito la stagione seguente, all’Ipswich in Premier League: qui viene finalmente valorizzato e, anche se in Premier si verifica un’amara retrocessione, il cammino in Coppa UEFA è soddisfacente. Infatti, dopo aver eliminato Torpedo Mosca ed Helsingborg, Peralta e compagni affrontano proprio l’Inter nel terzo turno: una tripletta di Vieri e la rete di Kallon spediscono la squadra di Cuper agli ottavi cancellando la sconfitta di misura dell’andata firmata Armstrong, ma gli inglesi escono a testa alta.
Tuttavia, rientrato ad Appiano Gentile, per lui non c’è spazio, visto che verrà rispedito al mittente (il Racing Club) nel 2002, e in seguito girovagherà il mondo per un po’, finendo per tornare in patria entro pochi mesi, colpito dalla stessa saudade che attanaglia ogni giocatore che stia al di sopra del Tropico del Capricorno per un periodo di tempo superiore al periodo di cottura medio di un asado. Per lui tre stagioni in Messico, qualche mese al River Plate e poi, a 29 anni, il ritorno nel Vecchio Continente, trovando una tardiva consacrazione coi rumeni del CFR Cluj (nonostante i suoi tentativi di parlare la lingua locale): in 4 stagioni (dove tra il 2009 e il 2010 c’è l’italiano Andrea Mandorlini ad allenarlo) ha vinto ben 7 titoli, di cui 3 scudetti, mettendo assieme 102 presenze e 7 reti, in quella che è stata la sua migliore parentesi sportiva, restando in Romania fino al 2012 quando, a 33 anni, fa definitivamente calare il sipario sul rapporto col calcio europeo, sancito dal trasferimento in Cile all’Universidad Catòlica. Dopo un anno e mezzo all’Universidad De Concepciòn, l’8 febbraio 2015 c’è l’annuncio del ritiro, avvenuto a quasi 36 anni, con il dichiarato rimpianto di non essersi affermato in Serie A, e reinventandosi anche come giocatore di basket e allevatore di bestiame in Patagonia.
«Mi ricordo quella Supercoppa persa 4-3 con la Lazio, una grande formazione. Sono approdato a Milano che avevo meno di 20 anni, c’erano calciatori come Ronaldo, Vieri e Recoba. Ho giocato poche partite, tra queste c’è quella sfida coi biancocelesti»
(Sixto Peralta | «Lalaziosiamonoi.it», 06/04/2020)
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1996-99 | Huracan | 81 | 12 |
| 1999-00 | Racing Club | 31 | 6 |
| 2000-01 | Inter | - | - |
| Gen. 01 | Torino (B) | 4 | 1 |
| Gen. 00 | Sportfreunde Siegen (C) | 6 | - |
| 2001-02 | Ipswich Town | 22 | 3 |
| 2002-03 | Racing Club | 31 | 2 |
| 2003-04 | Santos Laguna | 31 | 1 |
| 2004-06 | Tigres | 64 | 6 |
| 2006-07 | Racing Club | 25 | - |
| 2007-08 | River Plate | 9 | 1 |
| 2008-12 | CFR Cluj | 110 | 7 |
| 2012-13 | Universidad Catolica | 28 | 4 |
| 2013-15 | Universidad Concepcion | 41 | 5 |
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