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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche. Dal 1980 ad oggi.
LEGGENDE
Il greco, che segnava più in Nazionale che con le squadre di club, fuggì dalla Cina quando seppe che non poteva avere un impianto satellitare a sua disposizione
Liolidis è stato un giocatore che non ha lasciato traccia (o quasi) in Italia: il suo ingaggio è frutto del meticoloso lavoro svolto dal suo agente, il procuratore iraniano Said Jahjee, specializzato nel portare nel mercato italiano diversi giocatori di nazionalità greca nel periodo di maggior visibilità della Grecia calcistica grazie alla miracolosa vittoria negli Europei del 2004: nella sua “scuderia” sono transitati Traianos Dellas (che passò dall’Aris al Perugia) nonché Zisis Vryzas (che proveniva invece dal PAOK). Porterà in biancorosso anche Konstantinos Loumpoutis, dopo un provino fallito al Cagliari (club che l’anno seguente accoglierà invece il portiere Theofanis Katergiannakis),e tenterà con il nostro Liolidis: ma Gaucci, nonostante fosse già abituato in quegli anni ad ingaggiare profili “low cost”, nomi sconosciuti delle nazionalità più disparate, non si lascia convincere e preferisce non offrigli un contratto. L’agente, già “rodato” nel campionato italiano, ci prova quindi con l’Atalanta e la mossa riesce: essendo Liolidis svincolato – e quindi senza costi per il cartellino – il presidente Ruggeri si lascia convincere, ma il D.G. Roberto Zanzi gli offre cautelarmente un solo anno di contratto. I tifosi lo prendono in simpatia, al punto da chiamarlo “Lio-gol”, se non addirittura, tra il serio e il faceto, “il tredicesimo Apostolis”. Tuttavia, nonostante un promettente precampionato, Vavassori già dopo l’esordio in gare ufficiali in Coppa Italia lo boccia senza appello, facendolo esordire in Serie A, ma concedendogli solamente una manciata di minuti in appena 2 apparizioni. Troppo poco. Chiuso da Doni, Rossini, Bianchi, Pià e Comandini, già a Gennaio arriva l’ora di sbolognarlo, e arriva un’occasione nientepopodimeno che dalla Cina! L’impronunciabile club del Chongqing Lifan, infatti, non si sa come si dimostra interessato a lui, al punto che il giocatore si trasferisce una settimana in prova a Chongqing, città della Cina centro-meridionale, la cui area urbana è nota per essere fra le più popolose del mondo. Tuttavia, sarà il greco – e non il club – ad interrompere repentinamente la trattativa, con il giocatore che torna anzitempo, allibito, in Italia.
LA PARABOLA A TUTTI I COSTI — Secondo una leggenda metropolitana che gira negli ambienti sportivi bergamaschi, contrariamente a quel che si possa pensare, il dietrofront non fu legato a questioni economiche: Liolidis avrebbe deciso di fare marcia indietro quando scoprì che la normativa cinese limitava fortemente l’installazione di impianti satellitari privati per la ricezione di segnali televisivi o per la comunicazione, rendendoli di fatto illegali per la maggior parte dei cittadini e residenti. L’obiettivo principale del governo cinese era il controllo dell’informazione, impedendo la visione di canali esteri che potevano trasmettere contenuti critici verso il Partito Comunista Cinese o non approvati: un’estensione del “Great Firewall”. L’uso di parabole è infatti legalmente permesso solo in contesti specifici, che richiedono autorizzazioni dettagliate. L’attaccante greco, evidentemente teledipendente, ha capito subito che non era aria e che non avrebbe sopportato una tale privazione: fece immediatamente le valigie e tornò a Bergamo, in quanto contrattualmente legato all’Atalanta. A quel punto, con il mercato ormai agli sgoccioli, fu necessario trovare una soluzione “last minute”: fu così che – dopo una veloce trattativa subito tramontata con la Salernitana (per disinteresse del club campano) – saltò fuori l’opzione Alzano Virescit, squadra della vicinissima Alzano Lombardo, militante in Serie C1, che era da poco retrocessa dopo aver disputato l’unico campionato di Serie B della sua storia. Lì ritrova la verve realizzativa, ma le sue 7 reti in 12 presenze non bastarono a salvare la Società, che si classificò al 17° posto retrocedendo in C2 per poi fallire a causa di un dissesto finanziario. Certo che come “Apostolo” le sue “parabole” furono esclusivamente drammatiche, se pensiamo che oltre al mancato trasferimento in Cina e al disastro con l’Alzano, in quella stagione retrocesse pure l’Atalanta…|
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