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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e “papere” storiche. Dal 1980 ad oggi.

Nesat Gulunoglu
Herne (Germania)
04/01/1979
Attaccante
Seconda Punta
Roma
8
Passeggero
Il vacuo capriccio turco-teutonico del Presidente Sensi
A suo modo, è entrato nella storia: nessuno, infatti, potrà mai cancellare il fatto che è stato il primo calciatore turco in assoluto della Roma, “primato” che ha mantenuto fino al 2014, quando nella Capitale giunse un’altra meteora turca, Salih Ucan. Ora che ha perso questa particolare e indiscussa unicità, può essere ricordato (per chi veramente se lo ricorda) per non aver mai disputato neppure una presenza con il club giallorosso. È uno degli emblemi delle meteore, dei fantasmi transitati in Italia, che non ha avuto neppure fortuna in carriera, visto che la sua stella ha brillato e si è spenta nel giro di pochissimo tempo, ritirandosi a soli 26 anni e sparendo dai radar calcistici. Classe 1979, figlio di un minatore turco emigrato in Germania, dove nasce, inizia a giocare nelle giovanili del Bochum. Con il club renano neopromosso in Bundesliga, è il tecnico Klaus Toppmöller – futuro condottiero del Bayer Leverkusen che sfiora la doppietta Bundesliga-Champions – che decide di lanciarlo, facendolo esordire appena diciottenne: è l’11 marzo 1997 e gioca gli ultimi dieci minuti contro il Karlsruhe. Tra lo stupore dei tifosi, parte addirittura da titolare la domenica successiva, nel non facile impegno contro il Werder Brema. Ma la fiducia viene ampiamente ripagata: il giovanotto disputa una buona gara dimostrando un notevole dinamismo, riuscendo anche a segnare il suo primo gol da professionista lasciando il campo accompagnato da una standing ovation: finirà 3-2 per il Bochum. L’ottima prova del fresco maggiorenne, peraltro suggellata da una rete, finisce per far rimbalzare il suo nome sulla bocca di tutti; addirittura dopo pochi giorni l’emittente televisiva SAT1 realizza uno speciale interamente dedicato a lui. Sembra che sia nata una stella, anche perché al Bochum proprio in quel periodo le cose “girano” bene (neopromossa, finirà al 5° posto, il migliore della sua storia), e Nesat guadagna un ampio minutaggio, collezionando 11 presenze condite da 3 reti. La stagione seguente entra a far parte stabilmente della prima squadra, anche se non è titolare: gioca 15 gare e segnerà un solo gol, ma bellissimo, contro il Bayern Monaco. Quella dopo ancora, l’annata 1998/99, è l’ultima con il Bochum, che peraltro a Giugno retrocede in B: Nesat trova meno spazio (13 le presenze, senza reti), e di lì a poco si consumerà il suo addio.
Tra il Luglio 1996 e la fine di Giugno 1999 collezionò 37 presenze in Bundesliga con il Bochum, segnando 4 gol. Giocò anche tre volte in Coppa di Germania e una in Coppa dei Campioni. Inoltre nel 1997 ebbe modo di debuttare con l’Under 21 della Turchia, collezionando due apparizioni. Con questo score, che pareva promettente data la giovane età – e che si rivelò poi il suo apice –, si presentò a Roma, sponda giallorossa. A quanto pare, fu proprio il Presidente Sensi che, rimasto colpito dalle sue qualità viste in VHS, nell’estate del 1998 decise di portarlo in Italia. I giallorossi pertanto, imbastiscono la trattativa e lo bloccano a Dicembre: il 12 Gennaio 1999 l’attaccante – accompagnato dal suo procuratore – firma in gran segreto un contratto quadriennale da un miliardo di Lire a stagione valido a partire dal mese di Luglio, presso la villa di Franco Sensi, attendendo poi la fine del campionato per ufficializzare il colpo. In Estate trova in panchina Fabio Capello, che ha appena sostituito Zeman: questo cambio giungeva teoricamente a fagiolo per il turco, visto che il boemo pare non condividesse il suo acquisto (il tecnico aveva chiesto Wanchope, allora al Derby County). Con Capello, pertanto, avrebbe avuto ipoteticamente l’opportunità di giocarsi le sue carte: peccato che anche Don Fabio non sarà facile da convincere. Si presenta baldanzoso il 10 luglio a Roma, insieme a Di Biagio e Rinaldi, presso il “Roma Store” di Piazza Colonna, mentre il giorno seguente parte per il ritiro di Kapfenberg. Lì Capello lo prova in allenamento schierandolo come centrocampista di fascia e addirittura come mezzapunta, ma con scarsi risultati.
Al termine del ritiro concorda con la dirigenza quali elementi possono essere sacrificati, e nel mazzo, oltre a Bartelt e Cesar Gomez, finisce anche lui, anche perché la sua cittadinanza – all’epoca la Turchia si era appena candidata per l’adesione all’UE – creò non pochi problemi a livello amministrativo: nonostante il passaporto tedesco, i documenti necessari per il trasferimento sembrava non arrivassero mai, fermi o persi chissà dove nei meandri della burocrazia. Messo sostanzialmente fuori rosa, l’ideale sarebbe stata una sistemazione temporanea: spunta il Lugano, ma l’affare non va in porto e Nesat resta a Roma contro la sua volontà. E sono probabilmente quei mesi di permanenza forzata in giallorosso che gli fanno perdere per sempre il treno del professionismo: inizia infatti a saltare sistematicamente gli allenamenti, contrariato, trascorrendo quei mesi nell’ozio più totale e a risentirne è soprattutto la sua forma fisica, visibilmente appesantita. Del ragazzo si perdono completamente le tracce: il suo nome diviene motivo di sfottò nei derby, mentre i tifosi giallorossi continuano a domandarsi che razza di fine abbia fatto. Questo finché nel Dicembre 1999 arriva la rescissione del contratto con la Roma, ed è quindi libero di accasarsi altrove, ma quei sei mesi vissuti da fantasma e in totale inattività in Italia, a conti fatti, gli saranno fatali. Terminata l’esperienza “dormiente” con la Roma, infatti, il ragazzo ha difficoltà a trovare ingaggi di un certo livello, dovendo giocoforza accontentarsi, dopo alcuni mesi di ricerca – e una trattativa fallita con il Besiktas –, addirittura della terza serie tedesca, con il Siegen.
Da questo momento la carriera di Nalen subisce una netta e decisa involuzione, nonostante sia ancora giovane: dopo appena sei mesi praticamente improduttivi, con un minutaggio ridicolo, si trasferisce al Waldhof Mannheim, dove ha l’opportunità di giocare almeno in seconda serie: il club pare ambizioso, ha come obiettivo la promozione in Bundesliga (che fallirà per un solo punto), ma il turco lascia dopo appena cinque mesi anonimi. Aver anellato queste esperienze negative rendono la sua parabola discendente sempre più pesante: decide di scendere di categoria per giocare di più e finisce dal Westfalia Herne, il club della sua città natale, in quarta serie, che finì poi retrocesso. Passa quindi al PSI Yurdumspor di Colonia, un club dilettantistico fondato da emigranti turchi che militava nella nell’Oberliga Nordrhein, il quarto livello del campionato tedesco. Due anni dopo compare per pochi mesi nella rosa del SSV Hagen, un minuscolo club della Vestfalia, militante nella quinta serie tedesca, con il quale termina sostanzialmente la sua carriera, perlomeno quella da professionista: probabilmente le notevoli delusioni accumulate lo hanno portato a non avere più speranze in una risalita, a non credere più in sé stesso. Nel 2017, rintracciato e intervistato da «Romanews», si è appreso che vive ancora nella piccola cittadina di Herne, che gli ha dato i natali, vive grazie a una pensione e ai guadagni ottenuti con il calcio e per arrotondare a volte aiuta un amico in una ditta, dichiarando di essere ancora attivo tra i dilettanti del Türkspor Karadeniz Herne (TSK), squadra locale amatoriale formata da calciatori di origine turca. Per il resto di quell’astro nascentecomparso fugacemente in un pomeriggio di metà Marzo al Ruhrstadion, evidentemente sopravvalutato, non ne è rimasta alcuna traccia.
| Stagione | Squadra | Presenze | Reti |
| 1996-99 | Bochum | 37 | 4 |
| 1999-00 | Roma | - | - |
| Gen. 00 | Sportfreunde Siegen (C) | 6 | - |
| 2000-01 | Waldhof Mannheim (B) | 5 | - |
| Gen. 01 | Westfalia Herne (D) | 46 | - |
| 2003-05 | Yurdumspor Koln (D) | 35 | 8 |
| Gen. 05 | SSV Hagen (D) | 20 | 1 |
| 2005-18 | TSK Herne (D) |
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